Presentato Greenitaly 2018. Le imprese che investono nel green

Ai primi di dicembre 2018 è stato presentato a Milano il rapporto Greenitaly 2018 di Fondazione Symbola, ormai da otto anni esce questa fotografia sullo stato dell'arte della green economy nel nostro Paese.

Fattore chiave per interpretare questi nuovi dati è il fatto che ci stiamo trovando in un periodo molto delicato per quanto riguarda il cambiamento del clima sulla nostra Terra. L'ultimo rapporto IPCC,  l’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’ONU, pannel costituito da più di 500 scienziati, ci dice che per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali ed evitare conseguenze drammatiche sulla nostra vita quotidiana, entro il 2030 si dovranno ridurre del 45% le emissioni globali di carbonio rispetto al 2010. E si dovrà arrivare alla neutralità carbonica, azzerare cioè l’impronta di carbonio mondiale, entro il 2050. Obiettivi ambiziosi che chiamano il Pianeta (la politica, l’economia, la società) a grandi cambiamenti.

L’economia in particolare non potrà esimersi dall’abbracciare con maggiore decisione i nuovi modelli produttivi della green economy e dell’economia circolare. Cambiamenti necessari che rappresentano anche una grande opportunità.

Di questa grande opportunità infatti si parla, in un certo senso, nel rapporto presentato lo scorso 4 dicembre a Milano: si presenta, numeri alla mano, un Italia che vola verso la green economy, tramite investimenti, scelte strategiche e ricerca a sviluppo da parte delle Imprese nel nostro Paese.

I numeri di un Italia Green

Oltre 345.000 imprese italiane dell’industria e dei servizi hanno investito sull’ambiente nel periodo 2014-2017 innovando più delle altre: il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 43% delle non investitrici (quasi il doppio). Innovazione che guarda anche a Impresa 4.0: mentre tra le imprese investitrici nel green il 26% ha già adottato o sta portando avanti progetti per adottare misure legate al programma Impresa 4.0, tra quelle non investitrici nella sostenibilità ambientale tale quota si ferma all’11%.

Hanno inoltre un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano: il 34% delle imprese manifatturiere (5-499 addetti) che hanno segnalato un aumento dell’export nel 2017 hanno infatti investito nel green. Un vantaggio competitivo che si conferma anche per le previsioni al 2018.

Sotto il lato dell’occupazione alla green economy si devono invece già 2 milioni 998 mila lavoratori con competenze specifiche: il 13% dell’occupazione complessiva nazionale. Un valore destinato comunque a salire dato che, sulla base delle indagini Unioncamere, si prevede una domanda di green jobs pari a quasi 474mila contratti attivati con particolare riferimento a figure quali ingegneri energetici, agricoltori biologici, esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso impatto.

Dai dati del rapporto GreenItaly emerge chiaramente la leadership della regione Lombardia nel panorama dell’economia verde italiana: con 61.650 imprese, la regione è al primo posto in Italia per numero assoluto di aziende che hanno investito, o investiranno entro l’anno, in tecnologie green. Con 123.380 contratti green stipulati dalle imprese per il 2018, più di un quarto del totale nazionale, la Lombardia è al vertice anche della graduatoria regionale per numero di contratti stipulati o programmati entro l’anno.

Più in generale, comunque, l’Italia vanta primati a livello europeo e mondiale nella bioeconomia e nella chimica verde. Siamo (secondo il Rapporto Bio-based industry Join Undertaking) il primo Paese in Europa per fatturato pro-capite nel settore dello sviluppo dei prodotti basati su processi biologici, come le bioplastiche (vedi Novamont ndr.) e, in termini assoluti, il secondo Paese europeo per fatturato e occupazione (oltre 100 miliardi di euro e circa 500 mila addetti) dopo la Germania.

L’Italia ha inoltre un ruolo di primo piano nel mondo nelle energie rinnovabili: prima tra i grandi Paesi Ue, con il 17,4%, per quota di rinnovabili nel consumo interno lordo (davanti a Spagna, 17,3%, Francia, 16%, Germania, 14,8%, Regno Unito, 9,3%).

Quindi non resta che continuare su questa onda verde, investendo, facendo ricerca e sviluppo nonostante tutto, perchè e vero che il contesto politico e sociale non aiuta ma il tessuto imprenditoriale italiano green dimostra di essere competitivo e quindi creare volano anche per quelle imprese che fanno più fatica ad investire in queste opportunità.